“Oggi filini” OVVERO come fare i conti con le aspettative

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Oggi vorrei farvi entrare virtualmente in casa mia per assistere ad un quotidiano quadretto familiare . Mio figlio, anni 13 (o, come direbbe lui, “14 tra un po'”) al ritorno dalla scuola mi pone la fatidica domanda:”Che si mangia oggi?”
Sono una cuoca discreta con molte potenzialità da esprimere quando cucino per scelta e pochissime doti declinate nel quotidiano. Dover far quadrare il tempo da dedicare al lavoro, alla famiglia, agli impegni mi sembra come incastrare i mattoncini del Tetris. E quando aumenta la velocità e diminuisce lo spazio a disposizione, mi gioco il jolly e dico:”Oggi filini!”
“Oggi filini” vuol dire brodo confezionato e pasta che cuoce, per non dire scuoce, in 2 minuti netti. È il mattoncino che si incastra perfettamente e ti permette di ridurre il “muro” di 5 o sei file: la salvezza. Quando pronuncio quelle due parole, però, vedo l’espressione nel volto di mio figlio spegnersi e cercare di contenere la delusione.

Allora penso (lo so, dovrei pensare meno) che è un po’ come nella vita: ci sta che ognuno di noi mantenga curiosità ed entusiasmo per le situazioni che affronta quotidianamente, ma non può aspettarsi che arrivino solo lasagne!
Ecco che il brodino ci riporta alla realtà che, alle volte, va accettata per com’è, senza rimanerne troppo delusi. Senza permettere che la nostra curiosità o il nostro entusiasmo diminuiscano ma ricordandoci che un po’ di noia non ha mai ucciso nessuno, anzi. Ti permette di goderti l manicaretto nella sua eccezionalità e di non darlo per scontato. I nostri figli, mi riferisco soprattutto agli adolescenti, non si annoiano più e, allo stesso tempo, sono costantemente annoiati. Ma questo è un altro discorso.


Torno in tema citando la Littizzetto che qualche anno fa scriveva: “Venerdì 12 novembre. Giornata mondiale della minestrina. L’ho istituita io personalmente. Un atto
 di riconoscenza dovuta, povera minestrina. Lei sì che ci fa del bene. Passa autunni interi a scaldarci le budella e nessuno si degna di onorarla. E’ una sorta di razzismo culinario. E’ “ina” lei, leggera, sciacquetta, non ti impiccia lo stomaco. Poi ci metti un amen a prepararla. I mariti e i fidanzati comunque, nonostante l’autunno, preferiscono le cofane di spaghetti e le padellate di tortelloni. Se tu gli scodelli sotto il muso una ciotola di minestrina, ringhiano che gli sembra di stare in una corsia di ospedale, ma poi, un po’ per celia e un po’ per non morire, di fame in questo caso, ingollano. Il mio dopo averla mangiata mi fa: “E adesso? Cosa c’è di primo?”… E’ così. Il maschio la minestrina la trangugia solo per farti un piacere. Perché ti ama. Ma poi mangiare è un’altra cosa…”.

E io so che, più o meno un volta alla settimana, mio figlio mi ama. Vi sembra poco?

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