Parliamo di distanze.

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Distanze.

Per l’articolo di oggi, ho pensato di prendere spunto da questa ironica vignetta. La domanda che mi è sorta spontanea, è stata: quante volte, pur di non rinunciare alla nostra comfort zone, rinunciamo a vivere nuovi rapporti, a provare emozioni forti,  ad assaporare esperienze lontane dal nostro quotidiano?

Che cos’è che abbiamo, realmente, paura di mettere in discussione?

La ragione mi porta a pensare che una persona sicura di se’ non dovrebbe nutrire un timore così forte verso il nuovo. Mi porta a credere che l’ignoto, pur cogliendoci alla sprovvista, non dovrebbe arrivare a turbarci. Il punto, a mio parere, è proprio che la ragione non c’entra proprio nulla o, meglio. che non sempre, riesce ad avere il controllo. Quello che siamo soliti pensare è che la perdita di controllo ci conduca allo sbaraglio, al caos, addirittura alla perdizione.

L’evitare situazioni nuove,e proprio per questo, potenzialmente destabilizzanti, ci tiene lontano da quel senso di angoscia o di inadeguatezza che il non conosciuto ci fa provare. Ma è davvero questa, la fuga, la strada “migliore”?

Il mettersi alla prova in situazioni inconsuete può volere dire affrontare emozioni e sensazioni che solo l’esperienza, l’abitudine ci può far vivere in modo diverso. Certo, è questione di scelte.

Qualcuno crede che chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che perde e non sa quel che trova. Altri pensano che la curiosità sia sintomo di intelligenza, che apra la mente al pensiero creativo. Credo che ognuno di noi debba ascoltare se stesso, tenendo conto di tanti fattori: della propria indole innanzi tutto. In secondo luogo, dei propri sentimenti;è necessario tener presente anche chi ci sta vicino e, non ultimo, se ne vale la pena.

Forse è proprio questo che dovrebbe fare la differenza. Perché se penso che ne valga la pena e mi rifugio nella sicurezza della consuetudine, potrei svegliarmi un giorno con la sensazione di non aver provato, o con la sensazione di una vita che non mi appartiene o nella quale mi sono lasciato trasportare. E lì, vorremmo tutti avere una bacchetta magica che ci riporti indietro nel tempo. E se la bacchetta magica di oggi consistesse nel permettere a me stesso di perseguire ciò che davvero desidero? Se ci limitiamo anche nei sogni, le nostre realtà difficilmente saranno appaganti come vorremmo. Ri-abituiamoci a sognare grande, perché questo ci stimoli nella realtà a concretizzare i nostri desideri. Non permettiamo ai “MA” di smorzare il nostro entusiasmo. Quante volte ci siamo trovati a pensare: ma sono troppo vecchio, ma non ho esperienza, ma perché dovrebbe capitare proprio a me? Forse perché ti sei permesso di sognare e l’adrenalina che il sogno ti ha fatto provare, ti ha permesso di trovare forza e motivazione per portare avanti il tuo sogno nella realtà.

C’è un solo modo per scoprirlo….

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1 COMMENT

  1. Ciao Marta. Si infatti c’è solo un modo per scoprirlo, agire,fare,uscire da quella trappola che si chiama preconcetto,pregiudizio e presunzione (verso se stessi). Troppe volte decidiamo,senza averne avuto precedenti esperienze,che questa o quella cosa non riusciremo mai a farla. Insomma ci trasformiamo in veggenti e davanti alla palla, crediamo di poter vedere ciò che accadrà. Ribadisco il concetto che bisognerebbe fare un atto di fede verso noi stessi, e credere che forse dietro quella palla c’è qualcosa di più!

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