“E’ Natale il 16 di agosto” OVVERO cosa non si fa per i figli

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Chi mi conosce almeno un po’ sa che non amo molto le convenzioni e le formalità. Questo, ovviamente, anche nel periodo di Natale, argomento al quale ho dedicato il post della scorsa settimana.
Intorno a me alberi addobbati, pacchetti regalo e aperitivi come se piovesse. Ma ecco arrivare un ‘idea per raccontare di Natale senza parlare di Natale. Penserai che sono un po’ stravagante (nella migliore delle ipotesi), ma quello che ho deciso di fare è di raccontarti un aneddoto nel quale qualche mamma o papà potrebbe riconoscersi.

Chi ha figli sa che, quando sono piccoli, tendono a volere ripetere, in maniera quasi ossessiva, le stesse esperienze: vogliono che gli si racconti sempre la stessa favola e con le stesse identiche parole, rivedere la stessa scena di un cartone, e via dicendo.
Fino allo sfinimento dei rispettivi genitori. Dal punto di vista pedagogico, sono perfettamente consapevole che, in quella fase della crescita, si sentono estremamente rassicurati dalla ripetitività; da mamma penso che siano piacevoli come dei picchi, e i genitori sono l’albero sul quale hanno deciso di fare il nido.

A questo proposito, il ricordo che voglio condividere con te è quello di una vacanza al mare, durante la quale mio figlio di 4 anni ha casualmente ritrovato in macchina la cassetta delle canzoni imparate alla scuola materna. Se ricordi di aver visto, “qualche” anno fa, una pazza con l’aria sconsolata in una macchina con i finestrini alzati (per limitare i danni) che, in pieno agosto con 38 gradi all’ombra, cantava a squarciagola:
“E’ Natale, èèèè Natale, festa di natività”, quella pazza ero io.

Chiusa nell’abitacolo, mi ripetevo mentalmente il detto: “Non importa quanta dignità tu abbia, se un bambino ti passa una tazzina vuota, tu devi bere”. Pensavo anche che, se non l’avessi contrastato, si sarebbe stancato presto. Sbagliavo. E in quell’estate ho bevuto tante tazzine, da farne quasi indigestione. Sono trascorsi nove anni, ma ancora oggi,alle note di quel motivetto, vengo assalita da una sorta di smarrimento ansiogeno, perdo la concezione del tempo e mi sembra di sentire nell’aria un odore, una combinazione di crema solare e panettone, che mi intontisce. È un po’ come quando ti dicono “I dolori del parto li dimentichi ‘. Io ho archiviato, non dimenticato.

E tu? Non mi dire che non ti sei mai trovato ad accontentare, chiedendovi fino a che punto fosse giusto, un bambino che vi invitava, ad esempio, a riguardare innumerevoli volte lo stesso film o ad imparare a memoria la canzoncina tormentone del momento. Se ti è capitato di assecondare i tuoi figli (nipoti, figli di amici) in richieste improbabili, me ne racconti qualcuna nei commenti in fondo alla pagina? In fondo, mal comune mezzo gaudio….

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